Una donna manifesta durante la giornata del 15 ottobre in Corea del Sud

Questa foto esprime tutto lo spirito del 15 ottobre che mi sarebbe piaciuto vedere e sentire in piazza a Roma e Torino (le due manifestazioni che ho seguito).

Mi sarebbe piaciuto cioè che non ci fossero bandiere a rappresentare le nostre indignazioni: nè quelle di partito, nè quelle di movimento, nè quelle di singoli gruppi a rivendicare le proprie – seppur condivisibili – cause.

Perché ognuno guarda solo il suo giardino, seppur per il bene di tutti?

Io vorrei raccogliere qui, ora, le  motivazioni italiane che ci fanno sentire indignate e indignati davanti a una classe politica che non rispetta il futuro delle nuove generazioni. Vorrei un elenco enorme, e poi uno un po’ più piccolo e poi un altro ancora più piccolo, una sintesi, 10 punti da appendersi al collo. Senza simboli e colori. E poi si scende per le strade così, mentre si va al lavoro o si portano i bimbi a scuola e si cercano altre persone indignate che sono disposte a viaggiare con l’indignazione appesa al collo.

Un’indignazione che è di tutti, un “bene comune” da cui ripartire, insieme.

Si può fare? Come?

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