L’ultima volta che sono stata in Burkina, nel 2009, internet era un bene di lusso che costava 3 euro all’ora, e l’unica attività che potevate portare a termine con successo era l’invio di un’email chilometrica per raccontare ad amici e parenti le ultime novità del vostro viaggio in terra africana. Oggi con 5000cfa (7€ circa) mi sono comprata un 1 giga di connessione e riesco ad aggiornarvi in tempo quasi reale sulle attività del progetto per cui sono partita.

L’accesso a internet mobile in Africa occidentale sta crescendo esponenzialmente, soprattutto con l’arrivo della tecnologia 3G. Qui è stata introdotta da Airtel, compagnia fondata dall’indiano Sunil Bharti Mittal, che per promuovere i suoi servizi organizza concerti, eventi e finanzia anche la costruzione di scuole.image

Per ora gli investimenti sulle infrastrutture privilegiano le grandi città e lasciano scoperte le aree rurali, che rimangono escluse da questa piccola “rivoluzione” digitale. Ma c’è un altro tipo di divario, meno visibile, ed è quello che riguarda la differenza dell’accesso a internet tra uomini e donne. In media, le donne africane che si connettono alla rete sono il 25% in meno degli uomini. Ovvero, per 25 ragazzi in un cybercafé, al fondo, in un angolo, c’è una timida fanciulla.
Perché questa differenza? “Perché la scolarizzazione femminile è ancora molto bassa”, hanno risposto gli studenti del liceo municipale a Ouahigouya. “Devo lavorare e non ho tempo” dice una delle donne intervistate dai ragazzi durante il workshop. “Immaginate la giornata tipo di una studentessa”, spiega una prof di Ouagadougou. “A parte il tempo trascorso a scuola, arrivate a casa devono aiutare la madre con i lavori domestici. Mentre i ragazzi sono liberi di dedicarsi alle attività che preferiscono, come navigare su internet”.

Le partecipanti al workshop sono d’accordo: questa abitudine va cambiata.

È anche per questo che in molte città nascono iniziative dedicate esclusivamente alle ragazze. Come le Akirachix di Nairobi, o le Geek Girl di Kampala.

Un modo per rompere le barriere e invertire la tendenza che vede le ragazze ancora escluse non solo dall’accesso a internet, ma anche dalle professioni nel mondo dell’IT.

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