juba

 

nota: con questo post non voglio far la morale sul perché nessuno si interessa di Africa subsahariana. Piuttosto, una riflessione sul lavoro di seguire le notizie sui social media e trovare, ogni tanto, dei buchi neri di informazione in alcune aree del mondo. 

Sabato 13 luglio. Uno sguardo veloce su Twitter per la rassegna stampa del weekend.

Un tweet da Juba attira la mia attenzione: “aid workers & diplos warn of mass ethnic violence in Jonglei“.

Nella regione di Jonglei, in Sud Sudan, ci sono scontri tra comunità locali per il controllo della terra. Voglio saperne di più. Scrivo “Jonglei” sul motore di ricerca di Topsy. Risultato: 7 tweet, che riportavano più o meno le stesse informazioni. In tutto il mondo, in quel momento, a interessarci della questione twittando le parole Jonglei o “South Sudan” eravamo meno di 10 persone.

warn of mass ethnic violence

Purtroppo la zona è lontana dalla capitale, dai tweet leggo che l’Onu non conferma nulla, pur avendo i mezzi per andare a controllare la situazione, e solo qualche giornalista sorvola la zona con piccoli aerei. Il giorno dopo da Reuters si ha la conferma degli scontri, dove almeno 200 persone sono rimaste ferite.

Questa settimana, grazie all’allarme lanciato dal World Food Program, si viene a sapere che 100mila persone sono dovute fuggire dalle loro abitazioni e rischiano di morire di fame.

Su Irin News, sito di informazioni sulle emergenze umanitarie, trovo un rapporto dettagliato della situazione.

Ma come ha sintetizzato Simon Adams, in un tweet, la crisi di Jonglei è ancora la notizia meno raccontata dai mezzi di comunicazione di tutto il mondo.

 
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