Tratta da http://tomfishburne.com/2012/01/the-social-super-bowl.html

Dopo aver letto il decalogo di Alan Rusbridger sulle regole dell’open journalism avevo scritto che le organizzazioni non governative dovrebbero prendere esempio dal Guardian e adottare un’impostazione totalmente “open”. Oggi invece vorrei fare un esercizio di stile su questo articolo di Beth Kanter sostituendo le parole “nonprofit organization” con news media company. L’occhiello diventerebbe:

Redesigning your nonprofit organization news media company to become more participatory, open, authentic, decentralized, collective, and effective—via social media, networks, and beyond.

Come vi suona? Assomiglia un po’ alla rivoluzione delle nostre redazioni in questi ultimi anni?

The environment in which nonprofits newspapers are doing their social change work has changed dramatically over the past five years. It’s more complex, online networks are central to our lives and work, and stakeholders readers want more involvement.

Ecco come procedere dunque, per attivare un cambiamento “di successo”:

Having a multi-channel marketing strategy, and competence and comfort using social and mobile tools is important, but organizations newsrooms also need to incorporate networked practices, including having leaders leverage both their professional and organizational networks. Success happens for nonprofits newsrooms if they take small, incremental, and strategic steps.

Alla fine si tratta di sfidare un’abitudine, una mentalità. Tanto per i giornalisti, quanto per gli operatori del non profit.

Ne parlo oggi, a #Glocal12, con Luca Conti, Rosy Battaglia e Paolo Ferrara. Questo esercizio mi sembrava un bello stimolo per attivare il dibattito. Ci vediamo a Varese!

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